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La cosa più bella

I_MG_0128l gioco inizia da una suggestione letta per caso su una rubrica dell’Internazionale: qual è la cosa più bella che tu abbia mai fatto?

Domanda impertinente e al tempo stesso lusinghiera, difficile non nascondersi dietro la vanità o la falsa modestia, o dietro altri atteggiamenti che fanno rima con io sempre o io mai, difficile mettersi in uno stato d’animo di neutralità non volendo semplicemente ammettere che ognuno (anche io) può aver fatto qualcosa di bello, e che quel qualcosa non necessariamente dove rispondere ai canoni della bellezza assoluta, e se non può confrontarsi con La Pietà di Michelangelo può sempre esprimere il bello rispetto al mio meglio. Insomma non avrei dovuto essere quel che non ero ma semplicemente riflettere su ciò che di meglio avevo fatto, e questo mi sembrava essere il senso del bello.

Ho cominciato a scrivere su un foglio le cose buone, ma non sempre le cose belle sono anche buone e viceversa, sentivo la differenza e forse avrei dovuto scrivere a parte, su due colonne, cosa fosse il senso del bello e del buono, ma mi sono accontentata di saperlo senza sapere bene il perché. Consideravo bello essere stata una persona tenace, che aveva tirato fuori risorse del tipo forza d’animo, resistenza, volontà, ma queste erano le mie abilità non erano le cose belle che avevo fatto. Sempre più difficile, ma mi rendevo conto che l’andare fuori tema rivelava comunque il mio meglio anche se un sottile nervosismo cominciava a serpeggiare, quello che si chiama prurito e che mi ha fatto scrivere sono arrivata fino qui e basta.

Il fino qui era diventata la cosa più bella, ed averlo scritto mi dava uno stato di grazia che, come attraverso acque limpide, mi permetteva di vedere anche il fondo, in quel fondo dove c’era anche inquietudine, una parola non detta, una torta di mele, un golf, un sorriso ad un’amica, un amore, il rapporto con i miei figli.  Le parole sulla carta diventavano ideogrammi, rispecchiavano esperienze e vissuti, erano le mie parole che formavano disegni ed a cui davo un posto preciso sul foglio, ma non un ordine sequenziale. Stavo facendo una cosa bella.

 

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