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La Cernia sbarca a Milano

Sono quasi due mesi che la Cernia naviga per Roma e dintorni, due mesi nei qual con piacere e soddisfazione ho raccolto testimonianze ed apprezzamenti lusinghieri.

Preziosi ovviamente sono stati gli apprezzamenti “pubblici” come la recensione di Adele Sarno sull’Huffingtonpost[1]:”Un romanzo dalla struttura fitta e dall’intreccio equilibrato. Un racconto dal ritmo che prende e non lascia, ironico e sorprendente nelle sue soluzioni narrative….Un romanzo cinico e surreale, la cui prosa si muove magistralmente a cavallo fra l’ironia e la satira,” Grazie!, e quella di Lara Crunò sull’Espresso on-line [2] “Se l’alienazione dell’esistenza umana nelle grandi organizzazioni è il tema della modernità e della postmodernità, Mariella Sassone vi costruisce una variazione romanzesca intelligente e arguta[…] Farsa ma non troppo, Memorie di una cernia lascia in bocca il sapore amaro delle verità che non vogliamo mai dirci: che la vita di ciascuno, nell’antro più o meno buio, nel piano più o meno alto di una qualsiasi piramide aziendale, non è nella sostanza diversa da quella dei dipendenti dell’UFO: volatile, intercambiabile, e in qualche modo già aliena”, ed ancora grazie!

Ma altrettanto preziosi sono stati i commenti “privati” di chi mi incontra e sorride: “Si, è una favola carogna ma vale forse di più di molti trattati di organizzazione aziendale(Raffaele)”, o semplicemente “è divertente (Gianni)”, e ancora “non è una scrittura d’esordio, è raffinata ed usata con maestria (Jacqueline)”, e anche “alcune parole tolgono il fiato, sono troppo precise, avrei bisogno di arrivarci piano piano…(Carla)”.

Grazie a tutti voi, ma soprattutto a Anna Maria Acocella (psicologa, psicoterapeuta), Tiziana Amori (sociologa) e Raffaele Delvecchio (ex-dirigente d’azienda) che hanno presentato il libro a Roma alla sua uscita, proprio due mesi fa, esponendo ognuno dal suo punto di vista considerazioni al riguardo.
Il primo Fantozzi è del ’75 e da allora l’organizzazione è cambiata. Non più un’azienda più o meno verticistica, ma grappoli di società, scatole cinesi una dentro l’altra, a camuffar profitti, a rendere più competitiva l’organizzazione, a ottimizzare la produzione…. dipende dai punti vista! E’ cambiato anche il concetto di prodotto: il prodotto finale c’è ma non sempre si vede, spesso è parcellizzato nelle sue componenti, prodotte una qua e una là, nell’est Europa o in oriente, l’ultima azienda della catena ne fa l’assemblaggio. Ma se cambia l’impresa, cambia l’uomo che ci lavora, diventa macchina anch’esso: Charlot in Tempi moderni sembra che sia ancora attuale. Queste sono state alcune considerazioni che hanno introdotto il romanzo, considerazioni riguardo al mondo del lavoro oggi, sia dal punto di vista imprenditoriale che sociale, “mondo del lavoro” come eufemismo di tutte quelle relazioni interpersonali ed economiche che lo definiscono. Com’è cambiata la vita dell’uomo che lavora in un nuovo “mondo del lavoro”?

L’UFO, in cui è ambienta la vicenda,  ne costituisce il paradosso ma, come osserva Lara Crunò, la vita di ciascuno non è nella sostanza diversa da quella dei dipendenti dell’UFO: volatile, intercambiabile, e in qualche modo già aliena.
L’UFO è metafora del sociale oggi, è stato il commento di un lettore, e di come siamo noi, oggi. L’UFO soffoca ogni virgulto di autenticità allo stesso modo di come ognuno di noi soffoca la propria identità per vivere l’unica esistenza che gli è concesso vivere, quella di un pezzo di ricambio, qualunque sia il ruolo che occupa. Ma chi, e come, vive nell’UFO? La Cernia lo racconta, nelle sue memorie: i personaggi sono la caricatura di loro stessi, e forse proprio per questo a molti sono sembrati reali. Qualche lettore mi è venuto a dire: io mi sono sentito come…. La caricatura dei personaggi, la deformazione, la dilatazione non fa che evidenziare meccanismi che esistono in maniera camuffata da un presunto retaggio morale che serve solo a creare audience, ma la realtà è ben diversa. “Surreale e realissimo ci permette di entrare, senza chiedere il permesso, nei luoghi inesplorati e/ o temuti dei nostri desideri più bizzarri e delle nostre memorie più ombrose”, sottolinea Anna Maria Acocella.

Ma il libro parla anche d’amore, di una modalità in cui l’amore può esistere e realizzarsi, un amore che ha paura di sé stesso, che mette il protagonista in condizione di debolezza, ma è l’amore che gli permetterà il salto nel vuoto, anche se protetto da una rete di ricatti alle spalle di ….ma non si può dire tutto.

E d’amore e d’altro parleranno Emilio Gattico e Silvana Bonanni, nella presentazione che si terrà a Milano il prossimo 15 gennaio, presso la Libreria Monti in città.

Grazie a tutti miei lettori ed a quelli che si accingeranno a leggerlo.

Vi aspetto!

 

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